E si va a vedere che c’è che bolle

 In Costa, Praga

Praga, Praha, Prague.
Rieccomi in ballo con un delinquente senza freni inibitori che, però, alla fine è il mio migliore amico. Arrivo di notte, lui sarà lì con un macchinazzo americano da panico, masticando un fiammifero, barba sfatta, rayban, un’altra mano di tatuaggi che vai mai a sapere che si veda una cellula epiteliale parlerà cecocalabrosaudita che sarà come se avesse in bocca due uova di quaglia sode e io sarò, tipo, felice.

Costantino, Costa, Kosta, Frà Costola, eccolo lì, autotrasformato da cineoperatore per telegiornali rionali emiliani in delinquente italo ceco dai mille intrallazzi illeciti consumati nella liquamosa fanghiglia del sommerso di Praga.
Sono fiero di lui, fiero della stessa fierezza che si prova a mollare una scorreggia mefitica in auto, finestrini chiusi. E non dite che non l’avete mai fatto e non avete goduto.

Sa Dio dove dormirò stanotte che “c’ho penzat io Taz, tranq, gè gui il Kosht” e mi sentirei, forse stupidamente, di escludere di dormire nella stanza dello scioglimento nell’acido.
Mi deve parlare di “haffa” che vuol dire affari e io che sono un po’ corto di fiato finanziario, lo ascolto volentieri, ci mancherebbe.

Poi magari giochiamo a Frà Costola e Frà Taz ne covento birichino che non trovano il cordone delle campane e lo cercano dappertuttissimo e in tuttissimi i modi, chi lo sa. Din don dan.
Beh comincio a far su le pezze che l’ora arriva di corsa.
Vi amo, a domani.

 

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