Finezza e stile

 In Bordello, Costa, Praga, Vosco

In apertura m’urge dire che quando vedo il Vosco provo un desiderio incontrollabile di spezzargli qualcosa, tipo il collo, la spina dorsale, cose così. Non vi è mai capitata questa sensazione quasi irrefrenabile con qualcuno?

Detto questo: Praga è sempre Praga.
E mi voglio fermare qui, perché so che l’affermazione non può essere smentita.
Il Costafrate migliora, cioè peggiora, ma peggiora in un crescendo strutturato che, secondo l’insiemistica, conduce ad un miglioramento.

Mi ha piazzato in un albergazzo mega lusso, suite apostolare, assieme a un figone di una ragazza spagnola che si chiama Arancia (credo si scriva Arrancha o na roba così) e la cosa mi diverte molto, così come lei che parla parecchio italiano e che quando mi ha visto la minchia si è portata la manina alla bocca e poi mi ha chiesto sottovoce “Ritencione idrica?”. Simpatica. Abbiamo riso molto, ma soprattutto chiavato come due capi bovini di razza andalusa.

L’haffa del Costa è semplice, ma allo stesso tempo complesso.
La faccio brevazza: ha comperato un albergo inizio secolo scorso in P1, il centro storico, 40 camere circa, un bel salone e una discoteca (funzionante, ma soprassediamovici) sotto l’albergo, con accesso separato.

Progetto: Humble Brothel II – Praga come Cesano Maderno.
Dieci camere vanno alla sezione FB&B (fuck bed & breakfast) e trenta alla produzione. Di queste trenta in produzione, venti verranno destinate alle moldave (che pare dovranno essere il motore che pompa a mille senza sosta) e dieci a una cerchia elitaria selezionatissima e costosissima, a cui apparterrà anche la mitica Arancia che li vale tutti.

Torpedoni dall’Italia a go-go, orde schiamazzanti a cui verranno ammollate le moldave a vapore raccattate nella discoteca sotterranea, rigatoni al ragù di carne umana e di cane, vinodimmerda, vodka a litrate all inclusive and all intrusive.

Clientela più esigente: scala B, piano nobile, scelta e camerette di lusso.
Bon, semplice no?
La security la cura l’amadriade cinocefala del Vosco e i suoi Boiz, la Venka è out, ma tanto è brutta e il Kostaz non la vorrebbe più, però ha già una maitresse locale ceca che ha esperienza.
Bene, direte: cazzo c’entro io?

Io sono l’art director, il progettista, il direttore lavori, colui che sceglie dal colore della carta igienica sino al naming e alle tabelle luminose.
Se poffà, anche perché se non vendo la casa nella Città Rossa, sono asciutto come la sabbia, ma la sabbia sabbia.

Per cui mi trattengo qualche altro po’, faccio le foto, prendo le misure, mi faccio fare delle cosette coi piedini di Arancia che li ha della misura giusta per quel che sa bene B e poi torno a Riga.
Vacanzina? Massì, vacanzina dai.

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