Tazjaciov il biscione della steppa

 In Casini, Costa, Kazakistan, Vosco

 

 

“Vai a farti il bidet e poi torna”, recita il Vosco con cadenza varesotta e la frase mi accende antichi dejavù in cui era la “dama” a comunicare una momentanea assenza dedicata all’operazione di inserimento di Chilly nel suo intimo.
E la bovide ciabatta sciatta nel poco illuminato corridoio, alzando il vestito a scoprir la carnea cula ben prima di giungere alla porta del cesso miracoloso.

Che bei momenti amisgi, qui alla Fiera dell’Est, dove con due soldi un errepiggì il mio Gumba comprò. E senza fattura, pensate.
La scottona torna e si addressa sull’angolo del tavolo a gambe spalancate, offrendo al Vosco il suo fiero pasto, mentre l’aere viene invasa dal profumo di una delle migliori Marie fumate sino ad ora e io, il Costa, Vassilli e un altro tizio di cui non ricordo mai il nome si parla d’affari.
Dio, si “parla”. Si sbocconcellano e si sbranano diverse lingue.
Dio, affari. Meglio porre la pennellata nera della censura.

Quella sera mi parve tutto di una semplicità fin noiosa:

Praga (Czechia) > Uzhorod (Ucraina) – Mercedes guidata da quella merda del Vosco
Uzhorod (Ucraina) > Brest (Bielorussia) – Mercedes (truck stavolta) guidato da simpatico trucker turco
Brest (Bielorussia) > Minsk (Bielorussia)
Minsk (Bielorussia) > Kurgan (Russia)
Kurgan (Russia) > Astana (Kazakistan)
ARRIVO!

Insomma, una passeggiata di salute, dai.
Seimila chilometri a dorso di mulo in meno di 72 ore ed eccomi, nella mitica e mitologica Astana in Kazakistan, meta da sogno per ogni coppietta che progetta il viaggio di nozze, la romantica Astana, Astana la dolce, Astana machiccazzosapevacheesistevi fino a tre ore fa?
Ignoranza mia, ovviamente.

Ora sono qui, nel mitico Hotellone in cui c’è tuttotuttotutto, dalla piscina al bagno di sangue, dai sorrisi mozzafiato delle kazake stupendissime ai due coglioni petrosi che mi sto facendo “in attesa di disposizioni”.
Se solo sapessi parlare il kazako, che già il russo qui è duretto da farselo capire, usciti dall’Hotellone.
D’altra parte, chimminchia ci vuole uscire, che facciamo già sei o sette sotto zero di notte?
Dovrò gettare ancora e amo nella hallon dell’Hotellon.
Bah.

Minchia, però, se ci penso.
Sono “in attesa di disposizioni” di Frà Costa, in Kazakistan. Sembra una barza.
Sic transit gloria mundi.
E aggiungerei anche un “Pecunia non olet” che non guasta mai.

Fighe ‘ste kazake però.

 

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  • John
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